IL COSTUME DI SCENA, SIA TEATRO, DI CINEMA O DI TELEVISIONE
NON È IL COSTUME DELLA STRADA.

"L'immaginazione consentita, e direi, anche l'esagerazione, sono termini di riferimento e di sviluppo; ma gli elementi non vanno confusi e non solo per l'aspetto; la struttura, la costruzione sono differenti. Il costume di scena rappresenta l'icona del tempo, di uno stato d'animo di una personalità."
Così è il racconto di vita e di costume squisito e signorile di quegli anni. Il costume di scena definisce interamente il linguaggio visivo del teatro, in cui la realtà e la fantasia si mescolano definendo l'immagine finale di essa. Pertanto si può affermare che la forza del costume di scena rende uniche le performance teatrali.

Basta ricordare l'abito, pensato insieme a Pier Luigi Pizzi per far si che nella "piece" di John Gay, Romolo Valli/Oscar Wilde entrassero ed uscissero dall'uno all'altro uomo, muovendo l'apertura o la chiusura di un bottone. Oppure all'abito bianco di Marcello Mastroianni per il celeberrimo Ciao, Rudy che procurò l'attenzione della Bergdorf & Goodman di New York, tale da far richiedere un contratto di licenza del brand, cosa non realizzabile per gli impegni esclusivi con la Barneys di New York; così raccontando la storia di vita e di costume dagli sparati inamidati dei feulliton dell'800 al giovane Massimo Ghini in vespa di Vacanze Romane."

PHOTO: Romolo Valli / Oscar Wilde in "Divagazioni e delizie" di Jhon Gay in un completo di velluto nero