IL DECANO DEGLI STILISTI ITALIANI D'ALTA MODA PER UOMO.

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Siamo andati a trovarlo nel suo atelier a piazza Colonna a Roma per avere da lui notizie del suo lavoro e della moda di oggi.

Entrando nel suo atelier si rimane colpiti dalla quantità di fotografie e personaggi. Lei quando ha iniziato?
Faccio parte di una famiglia che da generazioni fa questo lavoro ed ho sempre sentito parlare degli elementi che ne fanno parte, i tessuti, i modelli, le fogge, i clienti. 

C'è un momento di inizio del suo intervento?

Appena terminato il liceo in tempo con la fine della guerra mi avvidi che strane persone venivano ad offrire merci fatte in Italia, qualificandole come fatte all'estero. Il mio spirito mi indusse a costruire una collezione, e mi avventurai a presentarla all'estero. Iniziai un'attività che non esisteva ma che oggi è di interesse internazionale.

Ci chiarisca.
I rapporti con le ditte Produttrici Italiane, mi consentirono di allacciare quei rapporti di consulenza stilistica, che ancora oggi è il nerbo del mio lavoro. Io disegno collezioni di abbigliamento per uomo e per donna, in tutti i settori, per ditte, di primaria importanza, che producono su mia licenza, con la mia etichetta, i vari articoli diffondendoli. Questo succede negli USA, in Giappone, nel Regno Unito, Francia ed anche in Cina.

 

C’è una nota nella mia storia che ha un particolare risalto e che non riguarda solo me, ma la moda italiana. Il mio incontro, nel 1970, con Fred Pressmann, il proprietario del più celebre store del mondo della moda maschile. Allora cinque piani di abiti per uomo e cinque piani di laboratori per i lavori di sistemazione degli abiti: BARNEYS di NEW YORK.

 

Scattò una scintilla di stima e di affetto che non solo è durato fino all’ultimo giorno della Sua vita, ma con la Barneys prosegue un rapporto eccezionale di collaborazione. Fui io a introdurre tutti gli stilisti italiani a Mr. Pressmann che si innamorò dell’ Italia e lo dimostrò con l’apertura di tutti i loro corners nel nuovo store, sempre a "down town",per il quale collaborai all’installazione. In seguito Barneys si è trasferito in Madison Avenue.

Il suo lavoro di sartoria...

Questo è un altro aspetto, quando terminò la guerra il cinema si trasferì a Roma e, dato il mio debole per lo spettacolo, non poteva non nascere il grande amore tra me ed il Teatro ed il Cinema. Ho lavorato per tutti i grandi registi ed i grandi attori del teatro e del cinema italiano ed estero, se gli elencassi i nomi lei riempirebbe il suo giornale...

Tra i paesi da lei citati non ce ne è alcuno dell'est.

Nel tempo, qualche illustre cliente privato che viene a trovarmi ma non nella misura che io amerei. Per inciso, devo raccontarle che tra tanto lavoro teatrale svolto ho avuto l'onore ed il piacere di aver fatto i costumi per la commedia italiana di Carlo Titto, per la compagnia del teatro Satyricon di Mosca.


E la Cina?

Il Governo Cinese mi invitò a fare un'indagine sullo stato della produzione tessile sia nel campo del tessuto che in quello della confezione.
Come sempre avviene nella vita quando ci si incontra su terreno di cognizione comune si fa presto a diventare amici ed a collaborare. Finii che collaborai a montare una modernissima industria di confezioni per uomo a Beijn e i rapporti di amicizia ancora durano.